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Facendo clic sul nome delle figure retoriche
elencate qui sotto, otterrai la loro definizione e alcuni esempi
di impiego nel romanzo manzoniano. I riferimenti alle note si
riferiscono, ovviamente, al testo in volume; facendo però
clic sulle indicazioni del capitolo, potrai portarti alla sintesi
della sequenza in cui compare quel particolare esempio.
Antifrasi
Si ha quando un'espressione viene usata per dire ironicamente
l'opposto di ciò che essa significa (es. Caldo oggi! per parlare
di una giornata fredda). L'antifrasi è una delle figure più usate
dal Manzoni per esprimere la propria ironia. Per poter cogliere
il valore antifrastico di un'espressione occorre collocarla nel
suo contesto, per gli esempi manzoniani si rimanda quindi alle
specifiche note del testo a stampa (cfr. cap. IV nota 39; cap.
VII nota 83; cap. X nota 34; cap. XI nota 4; cap. XII nota 64;
cap. XXIV nota 40; cap. XXVIII nota 107; cap. XXXVII nota 83).
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Antonomasia
Consiste nella sostituzione di un nome proprio con epiteto o una
perifrasi (es. Il Nazareno per "Gesù di Nazaret"), o viceversa
(es. un Einstein per "un genio"). Del secondo tipo sono le antonomasie
presenti nella descrizione del ricevimento organizzato in occasione
della richiesta di perdono di fra Cristoforo: durlindane al posto
di "spade" e rodomonte per "arrogante" (cfr. cap.
IV note 72 e 86); e di questo tipo è anche l'espressione questo
è il loro achille usata da don Ferrante per parlare del "punto
di forza" dei suoi avversari (cfr. cap.
XXXVII nota 101).
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Chiasmo
Si ha quando si dispongono in ordine inverso i membri corrispondenti
di una frase (ne è un esempio il noto proverbio chi ha pane non
ha denti, chi ha denti non ha pane). Questa figura non è molto
frequente nel romanzo, ma ne troviamo un bell'esempio nella descrizione
dei luoghi dov'è ambientata la vicenda: tutto a seni e a golfi...
in nuovi golfi e in nuovi seni (cfr. cap.
I nota 2).
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Climax
Indica, attraverso l'accostamento di parole che esprimono con
diversa intensità uno stesso concetto (es. i corridori arrivarono
stanchi, sfiniti, distrutti), lo svolgimento di un processo graduale
o l'insistenza su un particolare aspetto (quello della stanchezza
nell'esempio sopra citato). L'Autore utilizza questa figura, ad
esempio, per sottolineare il terribile puzzo che emana dalla canonica
devastata dai lanzichenecchi: un tanfo, un veleno, una peste (cfr.
cap. XXX nota 60).
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Ellissi
risulta dalla soppressione dal discorso di alcune parti che vengono
così lasciate sottintese. Essa ha l'effetto di render più brevi
e snelle alcune parti del discorso e di aumentare così l'efficacia
di determinati passaggi. A questo fine l'Autore la impiega nel
riportare una delle tante minacce del Nibbio a Lucia: far gli
occhiacci del fazzoletto, al posto di "fare gli stessi occhiacci
di quando minacciava di zittirla mettendole il fazzoletto alla
bocca" (cap. XXI nota 4).
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Enumerazione Elencazione di termini o di gruppi di parole correlati in qualche modo tra loro. Nella prosa manzoniana, questa figura retorica ha quasi sempre il compito di descrivere, attraverso l'accumulazione delle parole, l'accumulazione di persone od oggetti del racconto. Alcuni esempi:
fanciulli, donne, uomini, vecchi, operai, poveri (cfr. cap.
XII nota 27);
Il mercante, il notaio, i birri, lo spadaio, l'oste, Ferrer, il
vicario, la brigata dell'osteria, tutta quella turba delle strade,
poi don Abbondio, poi don Rodrigo (cfr. cap.
XVII nota 38);
uomini, donne, fanciulli, a brigate, a coppie, soli (cfr. cap.
XXI nota 73).
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Eufemismo
Sostituzione di un'espressione di valore negativo, spiacevole
o troppo esplicito, con un'espressione che esprime lo stesso concetto,
ma in forma attenuata (es. passare a miglior vita per "morire").
Il Manzoni giudica questa figura ipocrita perché tende a mascherare
gli aspetti più duri della realtà: è ciò che avviene chiamando
manichini (cioè polsini) le manette (cap.
XV nota 68).
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Iterazione
È una ripetizione insistita della medesima parola. Sebbene la
ripetizione sia un errore dal punto di vista stilistico, in alcuni
casi essa può servire a sottolineare un determinato aspetto. Il
susseguirsi dell'avverbio poi nella descrizione degli impegni
della piccola Gertrude, indica il ritmo incalzante con il quale
si succedono le varie azioni (Cfr. cap.
X nota 52; cap. XXVI nota 74; cap. XXVIII nota 70).
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Litote
Consiste nell'espressione di un concetto attraverso la negazione
del suo contrario (es. una partita non bella, al posto di "una
brutta partita"). Nei Promessi Sposi ha spesso valore ironico:
Don Abbondio (il lettore se n'è già avveduto) non era nato con
un cuor di leone, per dire che il curato è un grande pauroso (cfr.
cap. I nota 69);
[la moglie di Tonio] non era muta, per dire che era una chiacchierona
(cfr. cap. XI nota 34).
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Metafora È il risultato di un processo di comparazione tra due realtà, volto a riconoscere in una delle due alcune caratteristiche che sono tipiche dell'altra. Dicendo, ad esempio, ha fatto un autogoal, per "ha compiuto un'azione che lo ha danneggiato, si riconosce, in un ambito extra-calcistico, la caratteristica di autodanneggiamento tipica dell'autogoal nel calcio. Questa definizione è comunque largamente insufficiente per descrivere il processo metaforico, il quale non è solo un modo di esprimersi, ma un modo di ragionare; per un maggiore approfondimento si rimanda a testi specifici. Moltissime sono le metafore presenti nel romanzo, e parecchie applicano categorie animalesche all'agire umano:
can da pagliaio, per uomo di scarso valore, come di scarso valore,
se confrontato con il cane da caccia, è il cane che sta nella
cascina (cfr. cap. XI nota
54).
L'uso continuato di una metafora la rende talmente abituale che in essa diventa difficoltoso individuare il processo di comparazione che l'ha generata. Di fronte a un'espressione come collo della bottiglia, difficilmente si pensa al rapporto con il collo umano dal quale essa ha preso origine. Quando una metafora si trova in queste condizioni si definisce una catacresi. È il caso di:
cuor di leone, per uomo forte e coraggioso come un leone (cfr.
cap. I nota 69).
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Metonimia Consiste nella sostituzione di un termine proprio, con uno ad esso correlato.
Vi sono moltissimi casi di metonimia e altrettanti esempi troviamo nei Promessi Sposi:
- un aspetto del concetto sostituisce
il concetto stesso: canizie per "vecchiaia", (cfr. cap.
XXVI nota 30);
- un oggetto sostituisce l'azione che
con esso si svolge; sul finir della tavola, per "sul finir della
cena" (cfr. cap. IV nota
22);
- l'abito sostituisce chi lo porta: le
cappe s'inchinavano ai farsetti, per "i ricchi che indossavano
la cappa si inchinavano ai poveri indossavano il farsetto (cfr.
cap. XI nota 76);
- un materiale sostituisce l'oggetto:
legno per "carrozza" (cfr. cap.
XXXVIII nota 1).
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Ossimoro Accostamento di due termini contrari o contraddittori (es. dolorosa allegria). Questo scontro di significati induce, anche nel romanzo, ad approfondire i concetti espressi dai due termini per cercare di ridurre il loro contrasto (si può capire, ad esempio, che una certa allegria può anche tentare di mascherare un dolore ed essere quindi dolorosa). Molti gli esempi manzoniani:
- trista gioia (cfr. cap.
IV nota 84);
- terribile guadagno (cfr. cap.
V nota 12);
- vocazione imposta (cfr. cap.
IX nota 59);
- i conforti di quelle orribili voci
(cfr. cap. XX nota 50);
- semplicità della porpora (cfr.
cap. XXIII nota 19);
- quiete spaventata (cfr. cap.
XXVIII nota 131).
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Preterizione:
consiste nell'affermare che si eviterà di parlare di un certo
argomento, che però si inizia a delineare. È quanto fa il Manzoni
sostenendo che il lettore sa già le vicende della guerra per la
successione a Mantova, ma poi le narra in sintesi (cfr. cap.
V nota 50).
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Reticenza
È una improvvisa interruzione di un discorso il cui tema è già
stato annunciato. Il Manzoni fa un uso particolarmente accorto
di questa figura; essa gli serve per alleggerire la narrazione
e per lasciare all'immaginazione del lettore alcuni fatti la cui
narrazione risulterebbe troppo lunga o particolarmente fosca.
Invece di narrare le torbide vicende di Gertrude ed Egidio, preferisce
interrompere il discorso con il famosissimo La sventurata rispose
(cfr. cap. X nota 94); allo
stesso modo, il racconto della partecipazione di Renzo al tumulto
viene in gran parte omesso e sottinteso attraverso la frase: Il
vortice attrasse lo spettatore (cfr. cap.
XI nota 98).
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Similitudine
"Consiste nel confrontare l'uno con l'altro esseri animati e inanimati,
atteggiamenti, azioni, processi, avvenimenti e via discorrendo,
in uno dei quali si colgono caratteri, aspetti ecc. somiglianti
e "paragonabili" a quelli dell'altro" (B. Mortara Garavelli, Manuale
di retorica, p. 251). Così come la metafora, con la quale ha qualche
punto in comune, permette di spostare le conoscenze del lettore
da un campo a un altro, da un concetto a un altro. Sono decine
le similitudini nei Promessi Sposi, un esempio per tutti: Questo
nome [quello di don Rodrigo] fu, nella mente di don Abbondio ,
come, nel forte di un temporale notturno, un lampo che illumina
momentaneamente e in confuso gli oggetti, e accresce il terrore
(cfr. cap. I nota 64).
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Sineddoche
Sostituzione di una parola con un'altra che sta con la prima in
relazione di "quantità"; come quando si nomina la parte per il
tutto o viceversa, il singolare per il plurale, il genere per
la specie. È molto simile alla metonimia con la quale tende spesso
a confondersi. Descrivendo le immagini che riaffiorano alla mente
del fuggitivo Renzo, l'Autore usa la seguente sineddoche: una
treccia nera (per indicare Lucia), una barba bianca (per fra Cristoforo)
(cfr. cap. XVII nota 40).
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Sinestesia
Accostamento di termini che si riferiscono a sfere sensoriali
diverse. Il Manzoni ne impiega una bellissima per descrivere il
profumo del pane caldo: tiepida fragranza (cfr. cap.
XII nota 34).
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